domingo, 12 de abril de 2015

Noveno poema 
de El vino triste
de Cesare Pavese




El amigo que duerme


¿Qué le diremos esta noche al amigo que duerme?
La palabra más tenue nos sube a los labios
desde la pena más terrible. Miraremos al amigo,
sus inútiles labios que nada dicen,
hablaremos suavemente.


                        La noche tendrá el rostro
del antiguo dolor que cada noche resurge
impasible y vivo. El remoto silencio
padecerá como un alba, mudo, en la sombra.
Hablaremos a la noche que suave respira.


Oiremos en la sombra rezumar los instantes
más allá de las cosas, en el ansia del alba,
que de pronto vendrá recortando las cosas
sobre el silencio difunto. La luz inútil
develará el rostro absorto del día. Callarán
los instantes. Y las cosas hablarán suavemente.


                                               20 de octubre, 1937


(Traducción del italiano de Renato Sandoval Bacigalupo)





L’amico che dorme


Che diremo stanotte all'amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce. Guarderemo l'amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.


                        La notte avrà il volto
dell'antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo. Il remoto silenzio
soffrirà come un'anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.



Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell'ansia dell'alba,
che verrà d'improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio. L'inutile luce
svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti
taceranno. E le cose parleranno sommesso

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