sábado, 11 de abril de 2015

Séptimo poema
de El vino triste 
de Cesare Pavese





Verano


Reapareció la mujer de ojos entornados
y cuerpo reunido caminando en la calle.
Miró de frente extendiendo la mano
en la calle inmóvil. Todo volvió a emerger.


En la inmóvil luz del día lejano
el recuerdo se hizo añicos. La mujer alzó de nuevo
su sencilla frente, reapareciendo la mirada
de entonces. La mano se dirigió a la mano
y el apretón angustioso fue el mismo de antes.
Cada cosa recobró color y vida
ante esa mirada absorta y esa boca entreabierta.


Volvió la angustia de los días distantes
cuando un inmóvil verano de color
y tibieza surgía de pronto
bajo aquellos ojos sumisos. Volvió la angustia
que ninguna dulzura de labios entreabiertos
es capaz de mitigar. Un cielo inmóvil se acoge
fríamente en esos ojos.


                        Era dulce el recuerdo
ante la luz sometida del tiempo, era un dócil
moribundo para quien la ventana ahora se nubla y desaparece.
El recuerdo se hizo añicos. El apretón angustioso
de la mano leve volvió a encender el color,
el verano y la tibieza bajo el vívido cielo.
Pero la boca entreabierta y la mirada sumisa
solo dan vida a un duro e inhumano silencio.

                                               7-9 de octubre, 1937       


(Traducción del italiano de Renato Sandoval Bacigalupo)







Estate


È riapparsa la donna dagli occhi socchiusi 
e dal corpo raccolto, camminando per strada. 
Ha guardato diritto tendendo la mano, 
nell'immobile strada. Ogni cosa è riemersa. 


Nell'ímmobile luce dei giorno lontano 
s'è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato 
la sua semplice fronte, e lo sguardo d'allora 
è riapparso. La mano si è tesa alla mano 
e la stretta angosciosa era quella d'allora. 
Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita 
allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa.


È tornata l'angoscia dei giorni lontani 
quando tutta un'immobile estate improvvisa 
di colori e tepori emergeva, agli sguardi 
di quegli occhi sommessi. È tornata l'angoscia 
che nessuna dolcezza di labbra dischiuse 
può lenire. Un immobile cielo s'accoglie 
freddamente, in quegli occhi. 


Era calmo il ricordo 
alla luce sommessa dei tempo, era un docile 
moribondo cui già la finestra s'annebbia e scompare. 
Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa 
della mano leggera ha riacceso i colori 
e l'estate e i tepori sotto il viviclo cielo. 
Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi 
non dan vita che a un duro inumano silenzio.



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