lunes, 13 de abril de 2015

Undécimo poema
de El vino triste
de Cesare Pavese


Francis Bacon



Indiferencia


Ha estallado este odio doliente como vivo amor
y anhelante a sí mismo se contempla.
Pide un rostro y una carne, como si fuese un amor.


Han muerto la carne del mundo y las voces
vibrantes, un temblor ha invadido las cosas;
toda la vida pende de una voz.
En amargo éxtasis transcurren los días
en la triste caricia de la voz que nos vuelve
pálidos los rostros. No sin dulzura
esa voz en la memoria resuena temblorosa
e impía: una voz ha temblado por nosotros.


Pero la carne no tiembla. Solo un amor
la podría incendiar, y este odio la busca.
Todas las cosas y la carne del mundo
y las voces no valen la caricia encendida
de aquel cuerpo y aquellos ojos. En amargo éxtasis
que a sí mismo se aniquila, este odio reencuentra
a diario una mirada, una palabra rota,
y las aferra, insaciable, como si fuese un amor.

                                               24 de octubre, 1937



(Traducción del italiano de Renato Sandoval Bacigalupo)




Indifferenza


E' sbocciato quest'odio come un vivido amore 
dolorando, e contempla se stesso anelante. 
Chiede un volto e una carne, come fosse un amore. 

Sono morte la carne del mondo e le voci 
che suonavano, un tremito ha colto le cose; 
tutta quanta la vita è sospesa a una voce. 
Sotto un'estasi amara trascorrono i giorni 
alla triste carezza della voce che torna 
scolorendoci il viso. Non senza dolcezza 
questa voce al ricordo risuona spietata 
e tremante: ha tremato una volta per noi. 

Ma la carne non trema. Soltanto un amore 
la potrebbe incendiare, e quest'odio la cerca. 
Tutte quante le cose e la carne del mondo 
e le voci, non valgono l'accesa carezza 
di quel corpo e quegli occhi. Nell'estasi amara 
che distrugge se stessa, quest'odio ritrova 
ogni giorno uno sguardo, una rotta parola, 
e li afferra, insaziabile, come fosse un amore.

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